10 Dic Italia Oggi: Riforma forense, per gli studi organizzati è un’occasione persa
La riforma dell’ordinamento forense approvata dal Governo lo scorso 4 settembre rappresenta un passaggio strategico per un settore chiamato a ripensare il proprio ruolo in un mercato sempre più competitivo, globale e digitalizzato.
La proposta di riforma mira a regolamentare forme associative e societarie più complesse, valorizzando strutture organizzative in grado di integrare competenze verticali, governance, servizi e innovazione tecnologica. Il testo punta inoltre a rafforzare l’utilizzo di strumenti digitali – dall’intelligenza artificiale alla gestione dei processi giudiziari – e ad aprire il confronto tra esigenze di modernizzazione e tutele dell’indipendenza professionale.
Nel recente articolo pubblicato su Italia Oggi, a cura del giornalista Antonio Ranalli, sono stati analizzati i punti cardine della delega e raccolte le opinioni di diversi professionisti per commentare le prospettive e le criticità del nuovo impianto normativo.
Tra questi è stato intervistato anche Luca Tufarelli, founding partner dello Studio, ha evidenziato come lo schema di disegno di legge delega rappresenti «le prime basi per una modernizzazione della professione forense», con particolare attenzione al ruolo delle Società tra Avvocati (STA). L’avv. Tufarelli sottolinea che, nonostante finora l’istituto non abbia trovato piena diffusione, la delega potrebbe risolvere gran parte degli ostacoli fiscali, previdenziali e di governance che ne hanno limitato l’evoluzione.
«Lo schema di disegno di legge delega approvato dal Consiglio dei Ministri getta, a nostro avviso, le prime basi per una modernizzazione della professione forense. Riteniamo particolarmente interessante la tematica relativa alle società tra avvocati (STA) che sembra finalmente poter essere annoverata tra gli strumenti evoluti di gestione dell’esercizio della professione in forma associata. Lo strumento della STA, va detto, non ha avuto un grande successo ma la delega contenuta nell’attuale disegno potrebbe risolvere gran parte degli impedimenti fiscali, previdenziali e di governance che ne hanno limitato l’utilizzo. La STA, soprattutto in forma di società di capitali, potrebbe infatti favorire un miglior accesso dei giovani alla professione anche nell’ambito degli studi di media dimensione. Il tutto con una garanzia di limitare il turn over in un momento in cui si registra una certa difficoltà nella ricerca di giovani talentuosi desiderosi di avviarsi alla professione forense. Infatti, la STA, a differenza della associazione professionale, può consentire anche ai giovani avvocati forme di partecipazione e di fidelizzazione nella forma dell’assegnazione di diritti o opzioni di sottoscrizione del capitale che potranno maturare al verificarsi di certi obbiettivi. La struttura societaria, inoltre, garantisce ai soci la possibilità di poter contare sull’incremento del patrimonio sociale che potrà, con la minore tassazione dell’utile delle persone giuridiche, essere destinata alla fornitura di migliori servizi ai dipendenti, ai collaboratori e ai soci lavoranti, nonché forme integrative di «welfare». Riteniamo dunque che la STA, se ben regolamentata, potrebbe svolgere un suo ruolo centrale per una governance dello studio molto più moderna e flessibile».
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